La carriera di Davide Trezzi nasce da un legame autentico e profondo con il calcio, iniziato fin dall’età di sette anni. I suoi primi passi sul campo lo hanno visto protagonista nel calcio a 7 nel ruolo di portiere, esperienza che gli ha permesso di sviluppare fin da subito grande attenzione, senso della posizione e capacità di lettura del gioco.
A tredici anni è arrivata la svolta verso il calcio a 11, con il passaggio nel ruolo di difensore e un percorso di crescita che lo ha portato fino agli Allievi U17 Regionali A, confrontandosi con realtà competitive e formative di alto livello.
Nel corso della sua esperienza sportiva ha vissuto anche una parentesi negli Stati Uniti, un’occasione che gli ha permesso di arricchire ulteriormente il proprio bagaglio personale e calcistico, entrando in contatto con una diversa cultura sportiva.
Tornato in Italia, ha poi ripreso il suo percorso nel calcio a 7, continuando ad alimentare con passione e dedizione il proprio legame con questo sport.
Parallelamente al proprio percorso da giocatore, Davide ha iniziato a sviluppare esperienza anche nel ruolo di allenatore, dedicandosi con passione alla crescita dei più giovani.
In passato ha infatti guidato per alcuni anni una squadra nelle categorie U10-U12, vivendo da vicino l’importanza dell’aspetto educativo e della formazione.
Questa esperienza gli ha permesso di comprendere quanto il calcio possa diventare uno strumento fondamentale per trasmettere valori come collaborazione, impegno e spirito di squadra, accompagnando i ragazzi non solo nella crescita tecnica ma anche in quella personale.
Attualmente sta proseguendo il proprio percorso di formazione all’interno di Dreamy Academy, dove viene affiancato e formato secondo il metodo della società. Un percorso costruito sulla volontà di apprendere continuamente e di offrire ai giovani atleti un ambiente positivo, stimolante e orientato alla crescita.
Qual è il tuo approccio di allenamento e come riesci a unire l’aspetto tecnico a quello fisico in modo efficace?
“Il mio approccio di allenamento parte dall’idea che, soprattutto nel calcio moderno, tecnica e componente fisica non vadano mai separate completamente. Cerco quindi di proporre esercitazioni che abbiano sempre un contesto reale di gioco, in cui il ragazzo debba sviluppare capacità tecniche, cognitive e fisiche contemporaneamente. Preferisco utilizzare allenamenti che permettono di allenare intensità, rapidità decisionale, coordinazione e tecnica specifica nello stesso momento. In questo modo il lavoro risulta più coinvolgente e trasferibile alla partita.”
Cosa significa per te “seguire un atleta a 360 gradi” e come riesci a personalizzare il lavoro su ogni singolo ragazzo?
“Per me seguire un atleta a 360 gradi significa non limitarsi solo alla prestazione in campo, ma considerare il ragazzo nella sua totalità: aspetto fisico, tecnico, mentale, motivazionale e soprattutto umano. Ogni atleta ha tempi di crescita, caratteristiche e bisogni diversi, quindi credo sia fondamentale adattare il metodo di lavoro alla persona che si ha davanti. Cerco sempre di osservare molto: capire come reagisce un ragazzo agli errori, cosa lo motiva, quali sono i suoi punti forti e dove invece ha bisogno di maggiore supporto. Anche piccoli dettagli, come il linguaggio utilizzato o il tipo di feedback dato, possono fare la differenza.”
Come integri il tuo lavoro con quello dello staff?
“Cerco sempre di confrontarmi con lo staff condividendo idee, osservazioni e punti di vista, con l’obiettivo di costruire un rapporto collaborativo e costruttivo che possa portare benefici concreti alla crescita dell’atleta. Credo fortemente che il dialogo e la collaborazione rappresentino elementi fondamentali all’interno di un percorso formativo, perché solo attraverso il lavoro di squadra è possibile accompagnare i ragazzi in una crescita sana, equilibrata e completa.”
Cosa ti ha spinto a scegliere Dreamy Academy e quali valori del progetto senti più vicini ai tuoi?
“La passione è ciò che mi spinge ogni giorno a voler migliorare e a trasmettere energia ai ragazzi. Credo che un coach debba essere il primo a dare entusiasmo, esempio e disponibilità, perché i giovani percepiscono immediatamente l’atteggiamento di chi hanno davanti. Cerco di creare un ambiente positivo, stimolante e coinvolgente, dove il ragazzo si senta libero di sbagliare ma anche responsabilizzato nel migliorarsi.”
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